Alice In Wilderland

Pubblicato il 15 aprile 2020

Tempo di lettura 4 minuti

Il 13 gennaio è iniziata l’avventura di Wild Code School in Italia e i primi 6 studenti hanno intrapreso la loro avventura nel corso Full-Time in Web Development per diventare sviluppatori Javascript fullstack.

Fra questi c’è Alice Casadei. Un passato da UX designer e una forte passione per il mondo della tecnologia, ha deciso di dedicarsi allo studio della programmazione informatica dopo aver lavorato per alcuni mesi in una startup.


Ciao Alice! Sappiamo che vieni dal mondo del design, ma potresti raccontaci qualcosa in più su di te?

Ciao a tutti! Ho 24 anni, vengo da Rimini e sono una persona molto curiosa. Questo mi porta sempre a scoprire e approfondire tanti aspetti diversi in materie molto diverse tra di loro. Ad esempio, sono un'appassionata di food content creation e ho lavorato a dei progetti di food photography. Oltre a questo ho un account Instagram che raccoglie tutti i piatti che cucino dato che seguo una dieta con molte restrizioni.

Non fotografo solo food e non fotografo solo in digitale, in verità amo l’analogico! La gratificazione immediata del digitale (non dover aspettare le tue immagini) toglie l'eccitazione. 

Dopo aver collaborato con Armando Milani ed aver realizzato per lui diversi manifesti ho deciso di sviluppare le mie fotografie o intuizioni anche io in una mia raccolta di manifesti. Sono stata chiamata a partecipare a diverse mostre in giro per l’Italia sulla differenza di genere.


Wow, ti sei davvero data da fare! Cosa ti ha spinto a buttarti nel mondo del coding?

Ciò che mi ha portato a fare questa scelta e a intraprendere questo percorso è l’atteggiamento di sfida che ho verso me stessa in tutto ciò che faccio. Cerco costantemente di mettermi alla prova ma la programmazione informatica l’ho ritenuta sempre una sfida fuori dalla mia portata ! Amo la tecnologia, ma mi piace paradossalmente definirmi una persona analogica. 

Non credevo di avere le skills o le qualità necessarie ma ero convinta che la mia forza di volontà di superare il “bug” (Come lo definirebbero gli informatici) tecnologico che spesso si creava nel rapportarmi con gli sviluppatori, avrebbe giocato a mio favore. In più, per la mia indole “girl power” ho sempre un’pò odiato il mito dello sviluppatore come un lavoro tendenzialmente da uomo. Quanto è falso!


Sfatiamo i falsi miti!

Le donne sono fondamentali nel mondo della programmazione perché riescono ad apportare un valore aggiunto incredibile allo sviluppo web e tutta l’architettura web in generale. Altra cosa falsa è che lo sviluppatore è una persona che pensa solo a programmare e per questo si allontana dal mondo. In questi giorni di corso ho potuto capire che in verità “fare codice”, nel suo essere così matematico nasconde in realtà un aspetto molto più socievole, si lavora in gruppo e si crea un rapporto di condivisione indispensabile per la buona riuscita del progetto.


Cosa vorresti fare dopo il corso?

Essere project manager. Anche se sono scaramantica e non dovrei dire queste cose. e mia main expertise in UX / UI, e ora sviluppo full stack mi permetterà di spaziare nella totalità di un progetto, riuscendo a coordinare un gruppo eterogeneo di figure. Questo chiaramente dopo aver lavorato un po’ come sviluppatrice per consolidare la mia conoscenza del web development.


C’è qualcosa che ti ha colpito di Wild Code School?

L’organizzazione! Nel campus si vive come in un’azienda, con scadenze  e progetti collettivi. Durante la settima vengono svolti quotidianamente degli esercizi che contribuiscono  a formarti come un vero professionista. Molto positivi sono gli input di riflessione che ci vengono forniti quotidianamente su programmi e tool che utilizzano tutti gli sviluppatori in contesti lavorativi. Non si svolgono attività solo teoriche bensì le stesse sono improntate in un ottica lavorativa. In più viene data molta libertà agli studenti di esprimere il proprio parere. Campus manager e Formatore sono molto flessibili e disposti ad implementare nuovi suggerimenti. I feedback vengono presi sul serio e subito c’è un riscontro reale! Il corso è molto intenso ma non è come in università, perché è tutto molto concentrato. Possiamo subito mettere in pratica quanto appreso.


Che consiglio daresti ai futuri Wilders?

Non abbiate paura di avvicinarsi al coding. Tutti possiamo fare tutto. Serve solo un po’ di costanza, che è stata proprio quello che mi ha portato a farcela: sono i piccoli  passi che fanno la differenza. Durante il corso incontrerete persone simili a voi e assieme troverete la forza per risollevarvi dalle cadute. I momenti critici hanno una valenza totalmente positiva avendo la stessa radice etimologica di crisi che di per se non è una cosa negativa ma un momento di scelta quindi preponderante nella formazione di una persona. Credo fermamente in questa cosa tanto da essermi tatuata sul mio corpo la parola cinese wēijī.  Vivi appieno le tue crisi e otterrai grandi risultati.